Ogni tanto in Francia, la rivoluzione là si fá per davvero.

Menzionare la parola “rivoluzione” in Francia ha un certo peso e racchiude in sé un’insieme di significati che la storia ci tramanda. I francesi, per definizione, si sono sempre fatti sentire. Ma oggi, cosa significa la parola “rivoluzione” per i francesi? Vuol dire scendere nelle strade e nelle piazze con le lame per combattere qualcosa? No, oggi non è più cosi. L’ascesa di Macron nelle recenti elezioni francesi, ci fa pensare che “fare la rivoluzione” adesso voglia dire altro. Il cambiamento degli scenari internazionali ha creato degli squilibri sociali notevoli, legate ad un momento storico confuso, in cui si è ad un passo da grandi disordini socio-economici e politici. Sono tornati in gioco le forze estremiste e le spinte sociali, volte ad una forte negazione dei valori e dell’identità culturale che ha contraddistinto finora i popoli Europei. Sulla base di queste minacce di disintegrazione dell’esperienza europea, come luogo di pace e di rispetto delle diversità culturali, è più che mai importante reagire a difesa di tutte le radici da cui le nostre società provengono. Macron con la sua “rivoluzione” rilancia un’idea di Europa nuova, che possa proteggere i nostri valori dagli estremismi di tutto il mondo. Su questi temi, in Francia né è nato un libro qualche mese fa. E il nome del libro non poteva che essere “Rivoluzione”, scritto da Emmanuel Macron. Da poco disponibile anche in lingua italiana, il libro è stato presentato qualche giorno fa a Milano presso il Circolo della Pallacorda. Lapresentazione è stata promossa, oltre che dal circolo che ha ospitato l’evento, dalla République En Marche, da Mondo Dem, dall’associazione Riformisti Milano Est e da

l Centro Studi Grande Milano. Durante l’incontro è stato aperto un dibattito sui temi sollevati dal libro. Per Philippe Daverio, scrittore e critico d’arte, Macron non ha messo al centro della contesa destra e sinistra, ma si è concentrato più sulla scelta di andare avanti o indietro. Inoltre, per Daverio, Macron è stato il prodotto di un sistema finito, che ha rilanciato il cambiamento sulle rovine di quello è stato in Francia. Secondo Piergaetano Marchetti, Presidente della Fondazione Corriere della Sera, Macron ha tutte le carte in regola per promuovere il cambiamento. Infatti, Macron non arriva impreparato a questa svolta, ma aveva collezionato diverse esperienze professionali e amministrative che l’hanno formato ad affrontare questo particolare momento. In aggiunta, Marchetti sottolinea che Macron “non è un uomo solo”, ma rappresenta lo sblocco positivo alla crisi. Per Marchetti, il nuovo leader francese è il risultato di un ambiente sociale, che ha saputo leggere il momento ed ha portato fuori una figura all’altezza del periodo storico. Secondo Lia Quartapelle, capogruppo Pd in Commissione Esteri alla Camera, Macron proviene dalla necessità di un profondo cambiamento della società francese e parla a tutti i partiti europei, sopratutto a quelli progressisti. Per la Quartapelle, il messaggio di Macron deve stimolare molto anche l’Italia e aprire un percorso per un partito protagonista di un cammino europeo riformista e moderno. Dunque, Macron non è solo per l’Europa, ma per una nuova politica per l’Europa. E da qui, dovremmo riprendere il concetto di rivoluzione per mettere al riparo i Paesi Europei da derive estremiste, che possano rendere debole, un luogo che in realtà andrebbe protetto.

 

 

 

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